Colui che si accinge a scrivere la storia del più grande Ordine cavalleresco mai apparso, non è altri che un umile cavaliere illetterato. Possano queste pergamene rimanere sempre in custodia ai fratelli del Tempio e mai siano dimenticate le eroiche gesta dei membri dell’intero Ordine. Possa tale documento dare lustro alle nostre origini ed accrescere il rispetto ed il timore dei nostri nemici verso di noi, possa esso portare gloria non a noi, ma al nome della nostra Signora: la Dea Themis.

La nostra storia ebbe inizio molto tempo fa. Era un periodo d’equilibrio tra le forze del Bene e del Male, gli uomini si riunivano in città e nascevano i primi capisaldi contro le forze delle Tenebre. Il primo Leone, il cui nome era Bertrand de SaintLeon giunse da terre lontane ed ormai dimenticate, unico superstite del massacro di tutti i suoi fratelli. Egli era solito narrare della grande strage, rivangando il proprio passato, che mai nessuno riuscì a conoscere completamente. Questo prode riunì intorno a sé otto fratelli, i suoi più fidati collaboratori, e gli raccontò del suo Ordine, della sua grande potenza e dell’ingiusta fine che ebbe, dovuta unicamente all’invidia ed al rancore d’alcuni malcelati nemici. Così, in un lontano Settembre, durante una notte di stelle, nacque l’Ordine del Leone (Ordine che, negli anni successivi, prese diverse denominazioni). I nove fratelli riuniti dinnanzi alla costellazione Templare giurarono di servire in perpetua obbedienza Themis e di seguire i valori della Regola: Sacrificio, Fratellanza, Lealtà, Umiltà, Giustizia, Coraggio, Disciplina ed Onore impugnando le armi e dedicandosi alla preghiera.

Ogni fratello prese un nome di battaglia e quelli sono i nomi che, ancora oggi, possiedono le nostre stelle, le stesse stelle che sostengono e guidano i passi d’ogni Leone. Bertrand fu chiamato NOOR e diede all’Ordine il nome di Ordine del Leone con questa giustificazione: <<Affinché il nome ci ricordi costantemente la nostra condotta, coraggiosi e feroci come l’animale che ci rappresenta>>. Egli era uomo di possente statura e di bell’aspetto, la sua presenza sui campi di battaglia confortava il cuore di confratelli ed alleati, udirlo recitare il motto dell’Ordine era emozione riservata a pochi; nei suoi occhi brillava non sete di vendetta ma di giustizia e la sua spada agiva fredda e letale. Fu egli il nostro primo Gran Maestro, sotto la sua guida l’Ordine del Leone nacque e prosperò.

Accadde poi che un grande esercito malvagio si radunasse presso Ganador - una città costruita molto ad Est rispetto all’Oasi di Dar-al-Shams, nel Deserto di Al-Hamza - radendo al suolo il Tempio dedicato alla Dea Themis sito in quel luogo. I Leoni, che all’epoca contavano già numerosi membri, avevano la loro sede principale nella città di Thelthartown, presso il Tempio della stessa Dea. Proprio lì un viandante fuggito da Ganador recò un messaggio al Gran Maestro. Bertrand non perse tempo ad organizzare una spedizione ed, in breve, tutto l’Ordine fu mobilitato e diretto verso la città occupata dai seguaci del Male.

Il primo Leone condusse i suoi fratelli presso la piana di Ganador, ove si svolse la prima grande battaglia contro le forze del Male. I Templari contavano sull’aiuto di Maghi dalle Vesti Bianche ed altri alleati, erano il perno delle forze del Bene. E fu lì che Bertrand cadde per mano dei Demoni seguaci di Simeht: il primo Leone a morire difendendo il Baussant, lottando con ferocia fino all’arrivo dei suoi confratelli. Fra gli otto che egli aveva prescelto ve ne era uno di nome Mathieu Montelimar, costui, avvicinatosi al Gran Maestro, raccolse il suo sangue in un calice ed, alzandolo al cielo, proclamò: <<Benevola Madre, accogliete questo Vostro figlio che Vi ha fedelmente servito ed ha, a lungo, procurato gloria al Vostro nome>>. Udendo tali parole Bertrand sollevò lo sguardo verso il fidato confratello e, commosso, invocò su di lui la benedizione della Dea, affidandogli la guida dell’Ordine. Il segreto dell’Ordine fu trasmesso in quel momento storico da Bertrand de SaintLeon a Mathieu Montelimar, in un modo che solo i Gran Maestri conoscono. I loro nomi, infatti, sono già scritti nel libro del Fato e solo a loro la Dea Themis concede la forza e la conoscenza per guidare i Suoi figli più devoti. Così è da sempre avvenuta la trasmissione del segreto. Il calice ove fu raccolto il sangue del primo Leone, fu preso in custodia dai fratelli del Tempio e da loro conservato con gelosia, prendendo il nome di Coppa del Primo Sangue. Si dice che la Dea, udendo la preghiera del fratello del Tempio, conferì a questo calice una potenza taumaturgica pari a quella di un potente Chierico e che questo oggetto possa essere maneggiato solo da cuori puri e mani innocenti.

Mathieu divenne un valente condottiero e guidò i Leoni durante la battaglia di Ganador, conducendoli alla vittoria anche se con ingenti perdite. Se Bertrand rimase noto per l’audacia e la temerarietà in battaglia, Mathieu divenne celebre per le sue doti diplomatiche. Egli era un uomo saggio e prese la decisione di trasferire la sua conoscenza dell’Ordine in una serie di volumi scritti.

A lungo egli scrisse rinchiuso nella sua cella, al termine della sua opera aveva vergato Dodici Tomi. In questi antichi e preziosi volumi sono custodite materie arcane, riflessioni illuminate ed importanti nozioni, che chi viene prescelto dalla Dea per la guida dell’Ordine può comprendere.

Sotto la guida di Mathieu, la potenza dell’Ordine aumentò e, con essa, i suoi nemici. Fra questi vi erano quelli a noi noti come gli infedeli, i seguaci del Dio Oscuro Simeht, in particolare un gruppo di Demoni capeggiato dallo Sciamano Klezerk che era stato varie volte respinto dai difensori del Baussant.

I figli del Male decisero di tentare una sortita alla Roccaforte dei Templari, ma, trovando i Leoni preparati allo scontro, ebbero scarso successo. Da stralci d’antiche pergamene, diari scritti dal pugno dei fratelli del Tempio durante l’assedio delle orde di Klezerk, sappiamo che lo scontro principale avvenne durante l’Anno XXXVI dell’Ordine del Leone.

Mathieu stanco dell’assedio ordinò la carica. Con incredibile precisione e spirito di corpo i cavalieri dell’Ordine del Leone uscirono sul campo di battaglia sorprendendo i nemici. Questi, disorientati e mal organizzati, cercarono la fuga, ma in gran parte furono schiacciati dalla carica dei Leoni. Durante la sanguinosa battaglia venne catturato Klezerk in persona, lo Sciamano fu legato ed imbavagliato, condotto nelle fredde segrete del castello ed ivi rimase per lungo tempo, fino a quando il Gran Maestro in persona non andò ad interrogarlo. Riconosciuto il Gran Maestro dei Leoni, lo Sciamano maledì il suo nome; Mathieu intendeva scoprire dove si nascondessero i suoi seguaci ma il Demone invocò una terribile maledizione: <<La vostra opera sarà sempre vana, il Dodicesimo verrà smarrito e solo quando il Leone avrà in sé il seme della malvagità sarà ritrovato>>.

Detto questo si tolse la vita con un anatema ancora più orrendo.

Dopo aver udito tali parole il Gran Maestro rimase a lungo angosciato e, si dice, che non dormì per nove giorni e nove notti, passando in raccoglimento e preghiera le sue giornate … ma i suoi sacrifici furono vani poiché di lì a poco, il Dodicesimo Tomo scomparve misteriosamente. Mathieu sapeva che nessun Ladro sarebbe potuto entrare facilmente nel castello dei Templari, così il Gran Maestro arrivò per la prima volta a dubitare dei suoi confratelli … da quando Klezerk era stato rinchiuso nelle segrete, infatti, un Leone era stato messo a costante presidio di tale luogo in modo da scongiurare un eventuale fuga.

Il fratello del Tempio, del quale non c’è stato tramandato il nome, aveva assunto comportamenti assai strani in quel periodo, così Mathieu ritenne doveroso verificare il suo stato. Una sera il Miles Arcanus, tale è il soprannome che venne dato alla guardia di Klezerk, fu chiamato al cospetto del Gran Consiglio dell’Ordine. Davanti ai più grandi dignitari ammise di aver trafugato il volume lui stesso e di averlo nascosto. Quella sera il Miles Arcanus palesò la sua pazzia a tutti i confratelli e, tra un mormorio ed un altro, si scoprì che era stato lo Sciamano a ridurlo in questo stato tramite le arcane parole della sua magia e la sua abile favella. Il Consiglio dell’Ordine era addolorato per la perdita di questo fratello, tuttavia non poteva permettere che egli girasse libero, poiché si rifiutava in ogni modo di rivelare il nascondiglio del Dodicesimo Tomo e costituiva un pericolo per tutti i Leoni. Fu con grande amarezza che il Gran Maestro ordinò di rinchiudere il Miles Arcanus nelle segrete, ma, mentre veniva trascinato via, parlò con superbia e disse: <<Il cammino del completamento è spinoso, quante le spine sullo stelo della rosa. Sotto il petalo di fuoco e senz’acqua troverete l’Arcano. Che sia chiuso nel mistero e condotto a Mano Stregar per il cammino inviolato>>.

Il Miles Arcanus fu imprigionato e di lui non si seppe più nulla … Il Dodicesimo Tomo rimase disperso per lungo tempo giacché ancora ai Leoni non era dato ritrovarlo.

Gli anni passavano ed i vari Gran Maestri si avvicendavano alla guida dell’Ordine, ma il Leone era sempre in lotta contro le forze del Male.

I monaci-guerrieri s’impegnavano nella lotta e nella difesa dei loro ideali, ideali che attiravano da tutte le terre giovani ardimentosi. Anche se solo pochi di loro riuscivano a superare le dure selezioni ed i periodi di formazione dell’Accademia della Porta d’Oro.

Le fila dell’Ordine si rinfoltivano ed il Baussant sventolava alto e fiero.

Gli scritti ci segnalano una grande battaglia, dove perirono molti fratelli del Tempio, avvenuta intorno all’anno LXXVIII dell’Ordine. Questa battaglia fu invocata a gran voce dal Sommo Sacerdote di Themis Raxxar, che incitava i fedeli alla Dea promettendo loro che la morte in battaglia li avrebbe resi puri agli occhi della Grande Madre. <<In nomine Themis!>> era il motto che passava sulla bocca di tutti in quei giorni. In quel periodo la Dea aveva affidato la guida dell’Ordine a Yves Mormant; discendente della dinastia dei Mormant, quest’uomo era l’attuale custode del segreto e grande stratega.

Le sue abilità nell’arte della guerra, tuttavia, furono rese vane dalle circostanze in cui si svolse la battaglia. Sulle pendici dei Colli Ventosi, ove ebbe luogo lo scontro, molti fedeli alla Dea, raccogliendo l’invito di Raxxar, si erano armati alla meglio e gettati nella mischia. I Leoni, grazie alla solita organizzazione militare, avevano fatto partire da prima la carica a cavallo e poi era intervenuta la fanteria per finire il nemico con le mazze; ma i nemici che si trovarono davanti in quella tremenda giornata erano sovrannaturali: Orchi e Demoni maledetti magicamente e resi più resistenti … il magma fuoriuscì dalle viscere della terra, come a segnale che le forze del Male fossero destinate alla vittoria, ed il Luogotenente delle orde maligne falciò gran parte delle forze dei Leoni. Avanzava minaccioso brandendo una falce nera e nel suo volto deforme brillava un ghigno malefico. Yves ordinò la ritirata e le truppe dei Templari eseguirono diligentemente l’ordine impartito. La battaglia era persa, ma la guerra tra il Bene ed il Male non avrebbe mai avuto fine. Quella notte i Leoni scampati trovarono rifugio presso una caverna, mentre i Primi Ufficiali organizzavano turni di notte e ronde di perlustrazione del luogo.

Yves si ritirò nella grotta e qui pregò la Dea Themis: <<Madre mia! Concedete a questo Vostro umile servitore la forza di guidare i Leoni alla vittoria. Date al mio braccio il vigore per abbattere i nostri nemici ed alla mia mente lucidità per ordinare le schiere!>>. Dette queste parole Yves fu sorpreso dal sonno, giacque nella caverna e sognò. Durante quel sogno la Dea gli parlò e gli mostrò la strada da seguire: <<Yves, Leone tra i Leoni! Mio valoroso servitore. A te concederò la forza e la lucidità e la tua fede sosterrà i cuori dei tuoi fratelli. Va ora, sveglia le truppe e conducile alla vittoria>>. Fu così che, nel sonno, Yves vide le truppe dei Leoni che difendevano strenuamente il Baussant e passavano al contrattacco; vide il Luogotenente degli infedeli fuggire dinnanzi alla sua ira e le truppe oscure sprofondare nel fiume di magma. Alzò lo sguardo al cielo e vide una grande croce infuocata, accanto alla quale vegliava la Mezzaluna della Dea, e sentì una voce profonda che diceva: <<In hoc Signo vinces!>> in questo Segno vincerai! Il Gran Maestro si svegliò di soprassalto urlando: <<Semper vinces!>>.

Così andò a svegliare i suoi uomini e parlò loro: <<La Dea sosterrà le nostre gesta in questa notte, questa battaglia sarà a lungo ricordata fratelli miei. Venite Leoni! Che il nostro Ruggito ricacci il nemico nel lordume dal quale proviene!>>. In questo modo Yves esortò i Leoni dandogli coraggio e, la notte stessa, i Templari si rigettarono sul campo di battaglia ove le orde infedeli festeggiavano e bruciavano i propri fratelli e infierivano sui corpi dei Leoni caduti. In quel momento il Ruggito del Leone si levò alto sul campo di battaglia, tutti i fratelli del Tempio, a cavallo, andarono incontro al nemico senza curarsi di quanto esso fosse numeroso. La carica dei Leoni colse di sorpresa gli infedeli che, impegnati nei festeggiamenti, non erano pronti a sostenere un attacco tanto determinato. La fede di Yves stava spingendo i Leoni alla vittoria quando entrò in campo il Luogotenente delle forze maligne con la sua scorta personale; Yves vide che i suoi fratelli non resistevano all’impeto dell’Orco e così si diresse verso di lui, incitando i suoi più fedeli compagni a seguirlo. Così avvenne lo scontro tra Yves e l’Orco, l’infedele muoveva la sua grande falce verso il Gran Maestro che, decisamente più agile, schivava come meglio poteva i suoi attacchi.

Ma l’Orco era veterano di mille battaglie e ferì Yves staccandogli una mano.

La Dea, tuttavia, aveva concesso al Leone la forza di sconfiggere i suoi nemici e questi con grande forza trafisse il petto dell’Orco, il nemico cadde in ginocchio e proferì: <<Dimmi cavaliere Leone, cosa ti dona tanto coraggio e tanta forza da poter sconfiggere anche Orghjins, Luogotente dei Discepoli di Simeth? Qual è la causa che con tanto fervore e devozione servi?>>.

Yves rispose fiero: <<La nostra causa è un segreto velato in un segreto. Il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto>> poi staccò di netto la testa al Luogotenente dell’esercito maligno.

Terrorizzati da tale spietato gesto i seguaci dell’oscuro fuggirono ed i Leoni li inseguirono fino a sospingerli nel fiume di magma dove trovarono giusta morte. Grandi furono i festeggiamenti e la gloria che la battaglia portò ai Leoni, ma essi rispondevano agli elogi con l’umiltà dei Templari recitando il motto dell’Ordine: <<Non Nobis Domina, non Nobis sed Nomini tuo da Gloriam!>>. Non a Noi Signora, non a noi ma al Vostro Nome sia Gloria!

Ed essi furono accolti come liberatori ed il Sommo Sacerdote Raxxar invocò sulle schiere dei Leoni la Benedizione di Themis. Ma dal momento della loro vittoria i Leoni ebbero sempre contro di loro le forze fedeli al Male.

Dopo la grande battaglia l’Ordine si ritirò nella propria Roccaforte, ricordando ed onorando con il silenzio, il sacrificio dei fratelli caduti in battaglia.

Da quel momento il silenzio dei Leoni è il massimo segno di rispetto per i caduti, nel silenzio il Leone prepara il suo spirito e commemora i fratelli deceduti. Guai a risvegliare il Leone dal sacro silenzio, esso s’ergerebbe in tutta la sua possanza annientando chi tanto ha osato!

Ma il Leone, con il passare del tempo, aveva sempre più nemici. Oscuri viandanti presero ad insozzare il nome dell’Ordine con le loro menzogne e, talvolta, si presentavano ai Leoni provocando i Templari e stuzzicandoli fino ad una loro reazione. Molti furono i duelli che diedero soddisfazione all’Onore dei fratelli Leoni in quel periodo, ma il Gran Maestro non era contento di come i fedeli stessero iniziando a vedere l’Ordine e del sangue che veniva versato, seppure tale atto occorresse per mantenere alto l’Onore del Leone.

Il saggio Gran Maestro riconosceva in tali oscure manovre l’influenza dei nemici dell’Ordine. Così, riunitosi col Consiglio, impose una nuova regola: <<Per tre volte i fratelli Leoni sopporteranno l’ingiuria, per tre volte sopporteranno il disprezzo e la menzogna, ma dopo la terza volta non si fermeranno se non dopo il silenzio del nemico, qualunque sia la sua forza>> e, da quel momento, tutti conobbero la saggezza del Leone e tutti tremavano quando udivano ingiuriare il nome dell’Ordine, perché sapevano che la punizione sarebbe arrivata inesorabile.

Ora le forze del Bene splendevano di nuova potenza grazie all’Ordine del Leone, così il Gran Maestro decise di spostarsi dove più c’era più bisogno d’aiuto. Era giunta voce che alcuni valorosi stessero fondando una Cittadella vicino ai Monti delle Nebbie. La città era spesso bersaglio degli attacchi di Honorius, che era noto all’Ordine come una grande potenza maligna. Così l’Ordine del Leone iniziò il lungo viaggio, che avrebbe dovuto condurlo fino alle porte della Città di Lot. Ma la strada da percorrere era lunga ed i Leoni erano rallentati dalle grandi quantità d’armamenti e materiali che dovevano portare con loro, in ricordo ed osservanza dei fratelli e delle regole del passato. Tra i tanti oggetti che i Leoni trasportarono, uno era particolarmente importante: la Croix du Sang. Tale cimelio era stato portato da Bertrand de SaintLeon dalle sue terre d’Origine; si trattava di una croce, la stessa che era rappresentata sulle vesti dei Templari.

<<Tale croce rappresenta il sacrificio! Siatene sempre orgogliosi poiché solo un puro di cuore è capace del sacrificio>> era solito dire il Primo Leone, e queste parole venivano tramandate fin dagli albori dell’Ordine. Ora era in corso la marcia dei Leoni verso la Cittadina di Lot, i Fratelli del Tempio dovettero resistere a parecchi attacchi da parte delle forze degli Infedeli e, ad ogni attacco, uscivano indeboliti. Molti perirono durante il cammino ed il corteo dei Leoni viaggiava silenzioso, in rispetto alla regola del silenzio. Ma fu proprio quando i Leoni erano quasi arrivati alla loro meta che subirono un poderoso attacco delle forze del Male. Honorius e gli antichi nemici dell’Ordine si erano coalizzati, il primo in vista di un nuovo potente nemico, i secondi per antichi rancori ed insaziabile desiderio di vendetta. Era chiaro al Gran Maestro che i Leoni non avrebbero mai potuto vincere contro tali potenze riunite, specialmente se avessero subito un attacco a sorpresa. Egli scrutò le sue fila ed, individuato un Miles che era da tutti conosciuto per il suo valore e la sua saggezza, lo chiamò a sé.

<<A Voi da ora in poi sarà affidata la guida dell’Ordine, conducete i Leoni fino a Lot, prendete lì stabile presidio e servite con la stessa audacia e saggezza con cui avete servito fino ad ora il Baussant. Possa esso sventolare sempre alto nel vostro cuore! Prendete con voi metà dei fratelli ed andate!>>.

Udite le parole del Gran Maestro in molti vollero rimanere al suo fianco per dare il tempo agli altri Leoni di fuggire e per morire sotto il Baussant al fianco del loro comandante, ma quando egli ordinò all’avanguardia di procedere senza indugio, nessuno osò dar fiato alla bocca e tutti eseguirono l’ordine.

I Leoni continuarono il loro cammino ed il Gran Maestro, con il suo sacrificio, permise all’Ordine di perdurare.

Mentre si allontanavano i Leoni udivano il clangore dello scontro e le urla di battaglia dei fratelli, ma continuarono il loro cammino. Quella notte giunsero alle porte di Lot e fecero il loro ingresso in Città. Non fu un ingresso superbo e altezzoso, erano solo pochi cavalieri con indosso umili vesti e stremati per il lungo viaggio; ma un menestrello li notò, riconobbe le loro insegne ed avendo avuto modo di mirare le loro nobili gesta iniziò a lodarli:

<<Venite genti di Lot, questa notte sono giunti i Cavalieri della Speranza!

Una cavalleria e` apparsa sulla Terra dell`Incarnazione ...

essi non onorano fra loro il più nobile, ma il più valoroso ...

essi non vanno in battaglia pieni di fronzoli e pennacchi, ma con stracci ed un mantello bianco ...

essi lavorano tutti nella loro Casa ai comandi del loro Precettore ...

essi si aiutano l`uno con l`altro nella dottrina insegnata da Themis ...

essi eseguono in silenzio, quello che viene loro comandato ...

essi non hanno paura del Male in ogni sua forma ...

essi sono i Cavalieri della Speranza ...

essi sono ... i Cavalieri Templari dell’Ordine del Leone>>.

Così una folla si riunì attorno agli onorevoli Templari ed i Nobili li accolsero come difensori del culto della Dea e della sua Sacra Dimora. I Leoni ringraziarono per l’ospitalità i Nobili, promisero alla Cittadella aiuto contro le forze di Honorius e contro i nemici del Granducato e chiesero di essere schierati sempre in prima fila qualora fosse venuto il momento dello scontro.


Dei Leoni nella Vecchia Lot

Giunti in città, dopo il loro ingresso, i Templari rimasero a lungo nell’ombra dell’anonimato, servendo il Granducato con le vesti di semplici Militari o di liberi Cittadini. Essi, in silenzio ed in segreto, selezionavano i più meritevoli che sarebbero poi entrati nelle schiere dei Leoni iniziandoli ai riti ed alle usanze dell’Ordine. Il Gran Consiglio, dopo l’iniziale entusiasmo con il quale erano stati accolti i Leoni, si era reso conto che sarebbe stato meglio attendere prima di presentare il loro progetto ai Nobili, ai quali spettava la decisione ultima se ufficializzare o meno l’Ordine all’interno del Granducato. Ma i Leoni non attesero con le mani in mano, molti di loro agivano concretamente per la salvaguardia della Città, del Tempio e del Culto della Dea. Altri, col benestare del Gran Consiglio, si dedicarono alla costruzione di una Roccaforte per i Templari, poco fuori dalle mura della Vecchia Città. Il castello prese nome di Mansio Perfecta e qui vennero conservate le pergamene, i tomi e tutti gli oggetti preziosi per i Templari. Purtroppo, quando Honorius costrinse la popolazione di Lot a rifugiarsi presso la Rocca per trovare scampo, la Mansio Perfecta venne abbandonata in gran fretta, così come ordinato dal Gran Consiglio. In quel luogo giacciono ancora numerosi cimeli del nostro Ordine, nascosti in stanze sotterranee disseminate di trappole, che difficilmente il nemico riuscirà a scovare.





Dei Leoni nella Nuova Lot

Periodo Ran 

Abbandonata in gran fretta la Mansio Perfecta i Leoni, insieme al resto della popolazione del Granducato, si recarono presso la Rocca dalla quale prese vita la Nuova Lot. Alcuni dei Templari aderirono ad un Ordine analogo a quello fondato da Bertrand de SaintLeon, fra questi vi era un cavaliere di nome Ran de Peitièou. Egli era uomo devoto alla causa e degno di grande ammirazione. Fu grazie a lui che l’Ordine perdurò, pur mutando nella forma rimase immutato nello spirito. Ran, seguendo l’ultimo ordine del vecchio Gran Maestro, rifondò l’Ordine, denominandolo Sacro Ordine del Leone. Egli era persona di grande carisma che poteva contare su affidabili collaboratori; il Sacro Ordine del Leone, sotto la sua guida, divenne in poco tempo la più potente corporazione del Granducato. Ovunque per le vie della Città, dalla Rocca dei Venti al Castello dei Gladiatori, fino alle Caverne, si trovavano le bianche clamidi dei Leoni, i Templari erano spesso impegnati in ronde e non mancavano mai di schierarsi in prima linea quando le forze del Maligno attaccavano.

Anche quando morì il Granduca Senza Nome ed il trono dell’infante fu in pericolo a causa dell’usurpatore Gronko, Ran schierò i Leoni dalla parte della giustizia, seguendo l’allora Governatore Supremo Astante. I Leoni coalizzati insieme alle forze fedeli all’Infante si trovarono a combattere contro l’Esercito Ducale e gli Alchimisti. Sotto Ran il Sacro Ordine attraversò il suo momento di massimo splendore e potenza, tuttavia questi fu, a seguito di un contrasto con i Nobili, esiliato dal Granducato per disarmonia con le autorità nobiliari.





Periodo Cristall

Furono gli stessi Nobili che scelsero il successore alla guida dell’Ordine.

Molti valenti Milites Templi si erano discostati dall’ombra del Baussant a seguito dell’allontanamento di Ran. La scelta ricadde su Lord Cristall, che fu il primo appartenente alla razza vampira a guidare il Sacro Ordine del Leone. Sotto la sua guida i Leoni mantennero il presidio alla Cittadella e furono impegnati più volte nella difesa del Granducato. Il suo passaggio al comando dell’Ordine fu breve, poiché impegnato nell’opera di riorganizzazione dello stesso, lasciò serpeggiare nelle fila dei Leoni il dubbio. Fino a quando un cavaliere fu da lui espulso e numerosi confratelli, contrari a quella decisione, si allontanarono dall’Ordine.





Periodo Wolfang

Quando numerosi Leoni diedero le dimissioni, a seguito delle sopra citate vicende, la Gilda sembrò sull’orlo del baratro ed i Nobili, ben consci che i Leoni erano molto importanti per la difesa del Granducato, decisero di sollevare Cristall dalla carica di Gran Maestro. Ma a chi affidare tale importante compito? Chi sarebbe stato in grado di riportare allo splendore la Gilda del Sacro Ordine del Leone? In quel periodo vi era un nobile e saggio Mannaro che teneva informati i Nobili sull’andamento del Sacro Ordine. Il suo nome era Wolfang ed era il Supremo Mentore dell’Ordine dell’Unicorno. I Nobili decisero che era lui la persona più indicata per tale incarico, così il Signore Wolfang venne investito della carica di Gran Maestro del Sacro Ordine del Leone.

Sebbene egli non facesse precedentemente parte dell’Ordine, possiamo dire senza dubbio alcuno che sia stato uno dei migliori Leoni di tutti i tempi. Duro e deciso diede uno scossone all’organizzazione dei Leoni, riprendendo dalle fondamenta la sua struttura. Sotto la sua conduzione, grazie anche all’aiuto di formidabili collaboratori, l’Ordine riprese vigore.

Fu in una cupa notte che il Gran Maestro si recò alle Caverne con due umili Scudieri dell’Ordine. Quella notte ebbe luogo una delle più inquietanti apparizioni che si ricordi: la Nera Signora Morte comparve davanti a Cavalieri Neri e Leoni, donando alle Nere Schiere un tomo, affinché portassero distruzione nella Cittadina.

Fu solo grazie alla prontezza del Gran Maestro che il Male non dilagò a Lot, egli riuscì, infatti, a strappare una pagina del nero tomo. Nonostante tutto i Cavalieri Neri, superbi e sicuri di sé, procedettero al rito loro richiesto dalla Nera Madre, senza conoscere il contenuto di quell’importante pagina.

Il rito non ebbe l’esito sperato, finendo per provocare uno strana quanto incredibile inversione di ruoli tra i presenti: i Templari si ritrovarono per la prima volta a seguire la via delle Tenebre, mentre, per contro, i Cavalieri Neri furono asserviti alla Luce della Dea Themis.

Questo bizzarro scambio d’allineamenti perdurò fino a quando l’Alleanza Bianca non si prodigò, con l’aiuto dei Druidi, per annullare gli effetti del macabro rito facendo ritornare i Leoni quelli che erano sempre stati.

Sotto la conduzione di Wolfang, i Leoni affrontarono la crisi dell’invasione degli Orchi ed il tradimento dei Cavalieri Neri, che dopo aver stretto un patto con le forze di Honorius, avevano assediato la Cittadella.

Sotto la guida dell’Augusto Conte Thorm, grande condottiero, i Leoni riuscirono ad uccidere il Capo degli Orchi e, con l’aiuto della Bianca Alleanza, una volta sconfitta l’Alleanza Nera, obbligarono i seguaci delle Tenebre ad un armistizio.

Grandi sono stati gli insegnamenti di Wolfang e numerose la sagge parole che egli ha rivolto ai suoi confratelli. Così forte è stato l’affetto dei suoi Leoni che, alle sue dimissioni dalla carica di Gran Maestro, il Mannaro venne fatto Leone ad Honorem e gli venne concesso di usare il saluto: <<Onore et Forza>>.





Periodo Shade

Wolfang rassegnò le proprie dimissioni lasciando l’Ordine nelle mani di una donna, Sadalzabih ibni el Ghebli, conosciuta con il nome di Shade. Ella aveva da lungo tempo indossato la bianca clamide templare ed era arrivata a servire l’Ordine col grado di Siniscalco, ossia il secondo dello stesso Gran Maestro Wolfang. I Nobili fecero dunque cadere la propria scelta su di lei. Indubbiamente la donna era meritevole di tale onore ed aveva già mostrato in passato quanto tenesse all’Ordine, immolandosi più volte per i suoi fratelli e sacrificando la sua stessa natura di Vampiro per seguire le dure regole della Gilda. Durante il periodo in cui la pestilenza nota come Verme di Kmuth si diffondeva tra i Vampiri, ella era stata contagiata e si era lasciata lentamente e con grandi sofferenze trasformare in essere Umano, per poter continuare a servire il Baussant. Sotto il suo comando fu ritrovato il Dodicesimo Tomo, la sua indole vampirica aveva, infatti, lungamente covato una scintilla di malvagità, ora finalmente soppressa, piegata dal dolore e dalla sofferenza.

Fu in una calda serata d’Estate che lo Spirito del Templare si manifestò al Pronao del Tempio di Themis, agli occhi dei comuni astanti lo Spirito aveva le sembianze di una bambina, ma il Gran Maestro sapeva che quell’Essenza, che rispondeva al nome di Faith, non era altri che l’Essenza del Leone, dei confratelli passati e futuri. Lo Spirito del Leone si congiunse con Shade, donandole nuova energia e nuova conoscenza al fine di guidare i suoi Leoni nell’eterna battaglia. Ancora una volta le Benevola Madre dimostrò il suo amore per i devoti Leoni quando, il 28° giorno del 4° mese del VI anno dalla Fondazione, fece scendere la sua benedizione sulle armi impugnate dai Milites Templi, grazie alla Somma Sacerdotessa Urania. I Milites possono da allora cingere le proprie sacre spade anche all’interno del Tempio, per assicurare la pace e la tranquillità del Sacro Luogo.

Nello stesso periodo, per iniziativa d’un semplice Miles Viator di nome Ewan, veniva avviata la costruzione della Mansio Templaris, il massiccio maniero che da allora è casa dei Leoni.
La pace e tranquillità vennero tuttavia sconvolte, purtroppo, non molto tempo dopo: un tremendo attacco di forze devote a Simeht distrusse quasi interamente il Tempio di Themis, nonostante il focoso impegno profuso dai Leoni a sua strenua difesa, come se ciò non fosse bastato, un incanto nascose alla vista ciò che ne rimaneva, dopo l’avvio della ricostruzione.
Su questo fosco quadro avvenne l’avvicendamento tra il Gran Maestro Shade e Savot de Vernon.

Periodo Savot

L’atto dell’insediamento di Savot vide l’incanto che aveva occultato il Tempio sciogliersi, e il Sacro Luogo tornare del tutto visibile, sotto questo incoraggiante presagio si apriva una nuova era per il Sacro Ordine del Leone, una donna aveva preso il posto di una donna alla sua guida, con il benestare nobiliare del Barone Vladdracul, e sotto la reggenza del “Sergente di ferro” l’Ordine aprì le porte a nuove batterie di aspiranti, forze fresche per le sue fila votate alla protezione dei fedeli ed alla Missione in Themis. Per ordine di Savot i Leoni seguirono perfino dei corsi che li aggiornarono riguardo la natura e l’utilizzo di nuove tecnologie di battaglia, quali l’avveniristica polvere pirica.
Numerose furono le partecipazioni attive dei Leoni a opere pubbliche di ricostruzione dopo l’esodo, come quelle già citate del Tempio, o ancora del Tribunale o del Covo delle Guide, e non indifferente affatto fu il contributo apportato alla spedizione di riconquista della Vecchia Cittadella contro gli eserciti di Honorius, e la conseguente opera di ricostruzione degli antichi edifici governativi.

Ma ciò nonostante, e nonostante il grande impegno del Gran Maestro, dopo circa un anno dall’avvento di Savot alla guida del Sacro Ordine, iniziarono a manifestarsi i primi segni di cedimento di un’organizzazione che aveva sfavillato per un lunghissimo periodo: il presidio al Pronao del Tempio rese l’attività dei Leoni sempre più incatenata al Piazzale del Sacro Luogo, dissapori che avevano portato alle defezioni di elementi illustri, anche a causa del nefasto esodo di cui sopra, facevano sentire la propria influenza venefica sull’Ordine, detrattori, invidie e meschinità bersagliarono il Leone senza tregua, incrinando la sua imperiosa solidità, fu così che il Gran Maestro Savot, la cui cagionevole salute nell’ultimo periodo aveva funto da ostacolo alla sua lotta contro queste circostanze avverse, venne costretta a dare l’addio al massimo grado del Leone, sostituita da disposizioni nobiliari.

Per un breve, tribolato periodo, i Leoni restarono privi di una guida: in quel periodo il loro ruggito, mescolato all’amarezza, si udì forse più forte e tragico che mai. Memorabili furono le battaglie campali oltre il confine del GranDucato, molti Cavalieri valorosi persero la vita, donandola per la causa della Bianca Alleanza contro le armate Simehtiane, unite alle torme barbariche che invadevano Lot. Infine, i Nobili, in accordo con il parere generale, e compiendo quella che sembrava la scelta più accorta, si pronunciarono in favore della Signora Dunmarwen, dai Leoni un tempo conosciuta come il Priore KD.

Periodo KD

L’insediamento di KD alla guida del Leone fu turbolento e cupo, il nuovo Gran Maestro, infatti, proveniente dall’esterno, estranea a gran parte delle nuove leve dell’Ordine, portatrice di valori in gran parte differenti da quelli propugnati dal suo predecessore, dovette combattere non poco per guadagnarsi la fiducia dei suoi Confratelli, e per superarne la diffidenza, ma prima che ciò avvenisse, i cambiamenti di mentalità e di direzione da lei auspicati incontrarono feroci ostilità all’interno dell’Ordine, per la terza volta consecutiva, una donna teneva le redini del Sacro Ordine, e la sua reggenza si presentava già dal principio ardua: il Gran Maestro rivelò, infatti, che durante la precedente era, parte della pergamena originale del Segreto su cui la Missione poggiava era andata perduta, parecchi valorosi, Confratelli di mille battaglie e vere e proprie bandiere del Leone, lasciarono la via della Missione, allontanandosi dalla Mansio Templaris, che rimase, ad un certo momento della sua storia, semideserta. Si sussurrò tra le malelingue dei vicoli che quella fosse la fine del Sacro Ordine del Leone, ed invece, la caparbietà e l’indefesso impegno di KD nel ricostruire la perduta identità del Leone, la sua fisionomia e il suo significato profondo, sostenuta dai pochi Confratelli rimasti, incontrò a poco a poco il successo: nuova linfa sembrò pervadere il Leone, man mano le celle rimaste desolate e vuote tornarono ad essere occupate, allorché l’Ordine si lanciò nella ricerca del Segreto perduto, dopo molteplici sforzi, la pergamena venne infine ritrovata, con estenuanti ricerche che avevano condotto fin nelle sotterranee cavità della Vecchia Cittadella, e, cosa forse ancor più importante, la spedizione vide il ritorno inatteso del Gran Maestro Wolfang.

Questi riprese le proprie mansioni, al fianco di KD, offrendosi di condurre assieme a lei il nuovo corso del Leone: era la ventata di morale di cui l’Ordine aveva bisogno: all’appello accorato di Wolfang di ritornare, indirizzato ai vecchi Confratelli, in molti risposero entusiasti, e di nuovo splendore cominciò a scintillare l’Ordine del Leone. Venne inaugurato il Tempio della Vecchia Cittadella, riconquistata la costa, con il molo a sud, consolidata l’alleanza con i Chierici, Wolfang sparì di nuovo misteriosamente nel nulla, quando seppe che i suoi Leoni, guidati sapientemente da KD, potevano oramai camminare sulle proprie gambe e percorrere la nuova, vecchia strada.

Ma ancora nuove vicende dovevano avvenire: altrettanto misteriosamente, in un momento in cui il Leone incrociava di nuovo fieramente le lame con i nemici di sempre, il Gran Maestro KD annunciò di voler affiancarsi un Confratello alla guida dell’Ordine, e la scelta ricadde su Pan Whoever. Si vociferò a lungo sulla sua decisione: ed alla fine, il timore dei più pessimisti si rivelò amaramente veridico: KD svanì nel nulla, proprio come Wolfang, lasciando un’impronta eterna nei cuori dei Leoni, e la sua grande opera di cambiamento nelle mani di Pan.

Periodo Pan

Lo sconcerto per la perdita del Gran Maestro KD non durò a lungo: il Gran Maestro Pan si dimostrò difatti da subito perfettamente all’altezza del non semplice compito che gli era stato affidato. La sua reggenza si apriva sotto i migliori auspici: nome importante del Sacro Ordine, benvoluto dai propri Confratelli, valoroso combattente, gli si chiedeva di raccogliere l’eredità di KD e di proseguire nel suo ambizioso progetto.

Rinsaldando a doppio filo l’alleanza, oramai divenuta tradizionale, con i Chierici di Lot, il nuovo Gran Maestro si gettò con ardore nella realizzazione dello stesso, e diede l’avvio all’apertura dei Capitoli Territoriali: non più priorati, per la divisione verticale dell’Ordine, ma divisioni parallele comandate ognuna da un Gran Priore, ed unite al vertice dall’autorità centrale del Gran Maestro e del Siniscalco. L’apertura del Capitolo Denobola, occupante le terre a sud, nel deserto, venne salutata come un momento storico per il Leone e per il GranDucato tutto: essa seguì, infatti, una maestosa spedizione che portò al ritrovamento della Mansio Perfecta, la Dama nella Roccia, che venne immediatamente istituita sede del Capitolo stesso, la spedizione costò uno sforzo sovrumano all’Ordine, con la perdita di parecchie vite… ma pionieristica fu la suddivisione dell’Ordine in due differenti tronconi, per una copertura del territorio completa.

Le campagne militari portate avanti da Pan incontrarono quasi ovunque il successo: mai come in questo periodo dell’operato del Leone suonarono i corni di guerra, contro le armate Simehtiane e contro i Cavalieri Neri, avversari storici, questo tourbillon di imprese d’arme culminò con la caduta di Chaos Sit, roccaforte dei Cavalieri Consacrati a Simeht, sotto i colpi della Bianca Alleanza, dai Leoni guidata.

Non mancarono anche episodi che fecero scalpore: per un disgraziato errore, durante una cerimonia d’incardinamento al Palazzo Ducale, nel tentativo di proteggere l’incolumità del Conte Petrus, il Gran Maestro Pan finì per togliergli la vita egli stesso, incorrendo in uno scandalo che lo vide oggetto delle malevole mire della Corte di Giustizia, ma trovando in compenso la protezione e l’amicizia della Corte del Nibbio, che avrebbero poi portato a trattati di proficua alleanza.

Grazie infatti ad una sapiente politica di alleanze all’interno del GranDucato, e ad una oculata gestione delle risorse a propria disposizione (un esempio è la riammissione nelle fila dell’Ordine di precedenti Gran Maestri, che hanno risposto alla chiamata e sono stati reintegrati in qualità di Cavalieri di Gran Croce) Pan guida tuttora il Leone attraverso il suo momento di massimo splendore nella sua lunga e gloriosa storia, verso l’apertura del Capitolo Algieba e la prosecuzione in eterno della Missione Santa in Themis.

Sotto la guida del Gran Maestro Pan i Leoni continuano la loro grande avventura, mai domi della lotta contro il Male.

Tremate schiere Maligne quando udite il ruggito del Leone!

Poiché quello è l’ultimo suono che sentirete!




Le Case dei Leoni

Mansio Templaris sede del Capitolo Regulus
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Si erge imponente sulla sommità di una collina poco distante dalle Mura di Lot verso sud-est, la Roccaforte dei Leoni. Come baluardo di fede e di speranza per l’intero Granducato, è meta di Pellegrini e di bisognosi. I drappi frusciano dolcemente alla lieve brezza che carezza il crinale, mostrando i colori che la compongono: una grossa e rossa Croce Patente su uno sfondo per metà bianco e per metà nero, a simboleggiare la doppia vocazione di Monaci Guerrieri degli appartenenti al Sacro Ordine. Un ripido sentiero si separa dalla strada maestra, conducendo gli avventori in direzione della Mansio Templaris, e verso i bracieri che di notte illuminano il grande arco d’ingresso, oltre il ponte.

Una volta all’interno, si viene colpiti dalla solenne atmosfera di quell’angolo quieto racchiuso dalle semplici colonne del Chiostro, sul quale si affaccia la cappella ove i Monaci Guerrieri recitano gli Uffici Divini, dal Matutinus ai Vespri.
Chiaramente Vi sono le Scuderie, dove ogni Cavaliere lascia la propria cavalcatura di ritorno dalle ronde o da qualche missione, e che gli Scudieri provvedono a strigliare e rifocillare.
Si trovano anche molti alloggi approntati per i Pellegrini, a cui per vocazione i Leoni furono ospitalità, e per gli ospiti occasionali.
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La Dama nella Roccia sede del Capitolo Denobola

Anno X

Solo di recente, grazie ad una spedizione faticosa e pericolosa, i Leoni hanno ritrovato la Dama nella Roccia, quella che fu l’originaria Dimora di coloro che al seguito di Yves Mormant per primi giunsero a Lot, recando un’importante cimelio, la Croix du Sang, la stessa che viene rappresentata sulle vesti dei Templari.


Il Tomo di Luri e Sol
Diario di un Avventura nel Deserto e della scoperta della Dama nella Roccia.

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Verso la fine del Primo Mese di questo Anno, mi giunse ordine dal mio Sommo Sianna del Lago di unirmi ad una carovana di Chierici e Cavalieri del Sacro Ordine del Leone presso le Terre desolate.
All’epoca ero dislocata presso il nostro accampamento per studi scientifici presso il Molo e quindi partii con la scorta di due Alleati, i Paladini ANDROSH e Thor alla volta del Deserto.
Raggiungemmo la carovana nella Prima notte del Secondo Mese del X Anno e lì mi informai sullo scopo di quel viaggio.

Scoprii che erano partiti da alcuni giorni dal Granducato e diretti in una Terra straniera, come scorta di un Ambasciatore esule, tal DarthRom, che però si era dimostrato un malfattore e che mentre tentava di aggredire chi si era offerto di dargli protezione, aveva trovato la morte. In quel frangente, la mia cara Amica, il Custode dei Sacri Sigilli Adanay, di Razza Fata aveva perso l’uso delle alucce come congelate.
Ringraziai la mia scorta e la mia sicurezza venne affidata ai Leoni nella persona del Siniscalco Aliantar, mentre i responsabili del gruppo confabulavano con due strani individui emersi dal Deserto e che si offrirono come Guide.

Imparai ben presto a riconoscere le figure del Derviscio e della sua affascinante Compagna, Sehara, che ci consigliarono di proseguire verso Sud, per scampare una violentissima tempesta di sabbia che ci separava dal Granducato.
Conosco la forza dei venti del Deserto, poiché il mio Clan per molti mesi l’anno vive ai Pinnacoli e quindi volentieri appoggiai il suggerimento dei Beduini.

Una notte, mentre eravamo quasi in vista di un’Oasi e accecati dalla furia del vento, notammo delle strane figure come di sabbia e roccia emergere sotto i carri e aggredire coloro che appiedati o a cavallo si trovavano sulla loro strada. Io scampai all’attacco, ma lo Scudiero Regulus deedlight rimase ucciso e feriti Faragorn e il Mentore Dayyan, anche se non in modo grave. Disperso risultò l’Ambasciatore Trelux, ritrovato solo la mattina dopo e curato con un Rito dei Chierici nomato “Fede Taumaturgica”.

Ci fermammo per alcuni giorni presso quell’Oasi deliziosa, a far rifornimento di acqua, per recuperare forze e soprattutto curare i feriti. Qui ci fu il tempo di conoscere meglio i miei compagni di viaggio e avere anche piccoli momenti di svago come tuffarsi nelle fresche acque, contemplare le stelle o intonare allegri canti accompagnati dallo strumento del Primo Mercante dei Musicisti Chamadour.

Intanto il Derviscio aveva stabilito la rotta da seguire per giungere ad un Castello dove crede che avremo buon riparo, anche se da alcune sue affermazioni già si poteva intuire che non sarebbe stato viaggio agevole.

Infatti poco dopo la nuova partenza verso Sud, uno dei carri sprofondò in un’improvvisa voragine e con esso perdemmo buona parte delle scorte di cibo ed acqua. Rischiò grosso anche il mio Amico Kuros, che nel frattempo si era unito alla carovana e che verrà in seguito ricordato come Piccolo Fuoco per il suo temperamento ardimentoso. Provvidenziali furono i Riti invocati dai Chierici: “Ponte della Vita” e “Trasmigrazione Luminosa”, ancora forte in me l’emozione provocata dal potere che la Dea Themis sa infondere nelle mani di queste dolci Creature che mettono la loro vita al Suo servizio.

Dopo un paio di giorni il Derviscio ci convinse a lasciare i cavalli ed i carri per incamminarci nella stretta Gola di Shaka, accidentata da rocce acuminate che permettevano il passaggio di noi a piedi ma non delle nostre cavalcature. Ci caricammo così dello stretto necessario, avanzando uniti. Ma ecco che la Montagna ci vomitò contro massi e rocce come pioggia, uccidendo il mio Confratello Leone Rashidan e le nostre speranze di un veloce ritorno a casa.

La via per il rientro era dunque bloccata dall’enorme frana, i viveri e l’acqua scarseggiavano, ognuno di noi recava ferite più o meno gravi e i nostri abiti erano laceri. I Chierici continuarono a prodigarsi in ogni modo per i feriti in quelle notti di Plenilunio che operarono la trasformazione sui molti Compagni di Razza Mannara.
Solo una cosa pareva allievare le sofferenze e far dimenticare la sete: danzare ispirati dal tintinnio dei campanellini di Sehara, la splendida quanto inquietante Compagna del Derviscio.
Altra flebile nota di speranza fu l’arrivo in volo del Cavaliere Errante Gufo, con un fagotto enorme di viveri e abiti per recarci conforto e che decise di proseguire con noi l’avventura.

Procedemmo a piedi, tra visioni allucinanti e prove di forza e Fede, fino ad un altro grave attacco portato da tre temibili Scorpioni che in ondate successive sterminarono addirittura sei validissimi Compagni.
Dapprima le invocazioni dei Chierici riuscirono a coordinarsi con l’assalto dei Leoni, ma dopo pochi istanti l’Ambasciatore Trelux venne ferito ad un braccio e portato nelle retrovie dal Demone Gufo. Gli prestai soccorso insieme al Musicante Chamadour e al Chierico Odisseoalfa, invano. Intanto lo Scudiero Regulus di razza Mannarica TheGoldSun, si trasformava in crinos, attaccando con furia uno dei tre mostri e finendo purtroppo infilzato sulla coda venefica.

Il Mentore Elentaire e un Mannaro che ci seguiva, poiché affascinato da Sehara, vennero stritolati dalle possenti chele del primo scorpione e lasciati senza vita. Mentre i primi due Mostri venivano resi innocui dai numerosi attacchi congiunti di Chierici e Leoni, in un disperato crudele tentativo, uno di essi gettava un soffio acido contro la Custode dei Sacri Sigilli Hurania, bruciandone la vista, le ali e infine uccidendola. Anche l’Ambasciatore Kjeldor, dopo essersi coraggiosamente battuto, venne colpito a morte dagli aculei lanciati dal crudele insetto.
Lo scontro sembrava totalmente a nostro sfavore quando vidi la Ragazza e la Custode Adanay muoversi quasi all’unisono e desiderai di danzare con loro, almeno per estraniarmi dalla tremenda situazione. Intanto il Darviscio faceva saettar la scimitarra d’argento verso il più grosso dei mostri, costringendolo ad arretrare e scomparire.
Pareva tornata la calma, ma un’ultima punizione giungeva dal Cavaliere Beduino per il Gran Maestro Pan, rendendolo cieco, a suo dire per permettergli di vedere oltre le vicende tangibili.

Non v’era tempo per piangere gli Amici caduti, la crudeltà del Deserto ci rubava pure le lacrime. Rendemmo loro onore e riprendemmo la marcia.
Forse dal peggiore dei mali, può ancora nascere una cosa positiva e infatti dal tremendo episodio, scossi dalle parole del Derviscio e spronati dal Gran Maestro Pan, ci risollevammo più uniti e determinati di prima, tutti LEONI che ruggiscono insieme verso Nord, seguendo un sogno e Noor, "Al Fattâh", la Stella simbolo di coraggio, cara ai Monaci Guerrieri.

Camminammo ancora, stremati, nel Deserto e infine eccola: la Dama nella Roccia, udii Pan appellarla così, segno che per lui codesto Luogo rivestiva un particolare significato.

Il Darviscio e la sua Compagna Sehara, con un ultimo colpo a sorpresa ci presentarono una Dama dai capelli bianchi, Visiara, responsabile delle nostre allucinazioni nel Deserto, un possente Uomo mezzo scorpione, Skorpikus, colui che ci attaccò con i suoi mostruosi compagni causando ben 6 morti e infine Shaka, un Anziano canuto e dal bastone nodoso, il Signore della Gola. Un moto di rabbia mi prese vedendo i Cinque a pochi passi da me, ma le sagge parole dello Scudiero Regulus Evyl, mi fecero comprendere il significato delle prove superate e accettare anche le tremende perdite, in vista di un successo così mirabile. Quindi l’inafferrabile gruppo si dissolse nel nulla, lasciando i Leoni con il Gran Maestro Pan in testa a condurre la compagnia verso un`antica costruzione, il cui ingresso appariva sormontato da due torrette, quasi una fortezza ricavata nella montagna che cinge questo tratto di deserto. La tranquilla notte mostrava un cielo trapunto di stelle, rinfrescata da un lieve venticello e pervasa dal canto corale: Non nobis Domina, non nobis, sed nomine Tuo da Gloriam

Riporto fedeli le parole di mio Nipote Gufo, quanto mai vere e sagge, da lui pronunciate in quel solenne momento, quando ancora la salvezza pareva incerta, ma il cuore volava alto:

“Anche se dovremo tornare da questa avventura, non torneremo uguali a come siamo partiti. I valori di Fratellanza, di Solidarietà, di Coraggio ci hanno unito.”

Altri giorni di lenta agonia e intense emozioni ci videro protagonisti presso la Roccaforte templare. Ormai era chiaro che la nostra meta era l`antica Mansio Perfecta, abbandonata anni orsono durante i cruenti attacchi di Honorius e ora restituita ai valorosi Cavalieri del Sacro Ordine del Leone, che ne faranno la sede del Capitolo Denobola, a presidio delle Terre desolate e a poca distanza dalla Vecchia Cittadella.

Finalmente giunsero i carri dei soccorsi:
la Corte del Nibbio, la Corte di Erik, i Cavalieri Erranti, molti Clan, Erboristi e Masseria con viveri, abiti e attrezzi per principiare il recupero della vecchia Mansio. Tra tutti spiccavano i grigi manti dei miei Fratelli Guardiani dell`Arcana Saggezza, che stentarono a riconoscermi sporca, smagrita, in abiti non miei e assai abbronzata dal sole inclemente.
Un enorme accampamento vociante venne in breve allestito e io rimasi un poco attonita e frastornata ad osservare quella folla dopo tanto dolore, fatica e la solitudine silenziosa del deserto, interrotta forse solo dalle note dei Musicanti e dalla rime aggraziate dell`Apprendista Barda Seridania, fedele inquilina della mia tasca lacera.

Ritornai a casa sul mio bel palomino, miracolosamente restituita dal Fato clemente, ansiosa di riabbracciare la mia Famiglia e conscia di aver trovato Amici che resteranno nel mio cuore per sempre, come le emozioni di questa Avventura.

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<<Si ringraziano i Detentori dell'Arcana Saggezza nella persona di Zefirya>>